L'anno 313 segna la più
grande tappa della marcia vittoriosa del Cristianesimo che, con l'Editto
di Milano, ottiene la sanzione e il riconoscimento alla libertà di
culto.
L'imperatore Costantino,
che promosse questa libertà, era a Milano, donde il nome del celebre
documento che l'imperatore stesso così commentò, scrivendo a un suo
corrispondente che chiedeva lumi sui motivi evidenti e remoti
dell'editto:
"Trovandoci noi,
Costantino Augusto e Licinio Augusto, felicemente assieme in Milano,
per trattare i vari affari relativi al bene e alla sicurezza pubblica,
tra le cose che più ci sembrano di utilità generale, credemmo di dover
innanzi tutto regolare la questione che concerne il culto della
divinità, concedendo così, tanto ai Cristiani quanto a tutti gli
altri, di seguire liberamente la religione che più loro aggrada,
affinché la divinità che ha la sua sede nel cielo, qualunque essa sia,
possa guardare con occhio benigno e propizio noi e chi è sotto la
nostra autorità".

Inoltre si ordinava la
restituzione ai Cristiani dei beni confiscati.
Costantino così credette
opportuno di non negare a chicchessia la facoltà di libera professione
religiosa tanto per i Cristiani che per tutti gli altri, qualunque
fosse il loro culto.
E concludeva dicendo che
aveva ritenuto opportuno abrogare le precedenti leggi contro i
Cristiani perché le riteneva odiose e del tutto contrarie alla sua
mansuetudine, lasciando così liberamente e semplicemente a tutti
quelli che volevano seguire la nuova fede di praticarla senza molestie
o impedimento alcuno.