La Storia di Milano
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Anche la dominazione dei Franchi guidati da Carlo Magno, a partire dal 774 d.C., non favorì la ripresa della città. Milano divenne sede di contea. Nella città, però, l'autorità dell'arcivescovo andava via via prendendo una posizione sempre più eminente. "In quei tempi di violenza e di ingiustizie, la popolazione indifesa cercava, infatti, rifugio presso i vescovi i quali, spesso, mettendo a repentaglio la propria vita e facendo leva soltanto sul proprio prestigio, riuscivano ad attenuare le conseguenze di un'epoca tanto difficile. L'autorità legale era insufficiente, oppure contraria agli interessi di Milano? Bene, si ricorreva ai vescovi. E perciò, mentre l'autorità del duca (rappresentante dello Stato) decadeva sempre più, di pari passo si ingrandivano il prestigio e l'autorità episcopale". . .
Difesa nuovamente da solide mura, Milano è in grado non solo di resistere ad eventuali assalti, ma anche di accogliere gli abitanti delle campagne che vi trovano rifugio, sfuggendo alla tirannia dei feudatari dei castelli. Questi ultimi chiedono, allora, l'appoggio dell'imperatore tedesco Corrado II, detto il Salico, il quale muove guerra a Milano, ma non riesce a soggiogarla (1037). Animatore dell'eroica resistenza (dal 1018 al 1045), è il grande arcivescovo Ariberto d'Intimiano, uno dei più potenti ed influenti signori d'Italia dell'XI secolo. Fu proprio in quest'epoca che si instaurò un potere vescovile di fatto. L'intensa, spesso audace attività politica di Ariberto stimolò la cittadinanza, divisa nella classi tradizionali dei capitani, dei valvassori e dei cives, le prime due nobili (cioè militari), la terza popolare (mercanti, artigiani, ecc.), a partecipare al governo cittadino.
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